UN REGALO DALLA CITTÀ ETERNA

 

 

“Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma”. Così scriveva il poeta Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863) nell’introduzione alla sua raccolta di Sonetti: 2.279, tutti in romanesco, che raccontano lo spirito disincantato, vivace, spesso feroce, dei popolani (e non solo) di Roma, immersi nella non facile situazione economica e sociale dello Stato Pontificio del XIX secolo.

 

Una condizione contingente ma eterna, devono aver pensato gli eredi di Belli, come la città alla quale egli aveva dato voce. Così nel gennaio 1898 il nipote Giacomo Belli decise di fare un regalo – oggi diremmo un lascito solidale – alla città (ma, in fondo, a tutti noi): donò le carte del nonno, oltre cinquemila fogli alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele di Roma. Affinché del suo “monumento” potessero disporre tutti, senza distinzioni.

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