Amor omnia vincit

Sono Michela e fino allo scorso novembre sono stata la compagna di un uomo meraviglioso, Stefano, che purtroppo oggi non c’è più a causa di una grave forma di leucemia. Era un professore di 52 anni e insegnava in una scuola media di Ischia, dove abbiamo vissuto fino al suo ricovero all’ospedale San Martino di Genova. È stato proprio lì, nonostante le cure dei medici e la vicinanza delle persone dell’AIL, che è morto il 6 novembre. Solo qualche giorno prima mi aveva consegnato il suo testamento olografo chiedendomi di custodirlo e aprirlo al momento opportuno”.

Michela, come chiesto da Stefano prima di lasciarla, ha aperto il testamento. Quattro semplici disposizioni: 150 mila euro per l’AIL, 50 mila euro per una nipote, la sua prediletta, 10.000 per la compagna Michela e il restante, in parti uguali, a fratelli e sorelle. I quattro fratelli di Stefano, solo qualche giorno prima della telefonata di Michela, hanno provveduto a ritirare dal conto bancario del defunto, come legittimi eredi, tutti i suoi averi. Del testamento dicono di non sapere nulla. Ma Michela insiste; lei che ha accompagnato Stefano negli ultimi giorni di vita, che gli era a fianco e che ha potuto conoscere il personale AIL e vedere di persona quanto fondamentale sia per un malato il suo supporto; lei a cui era stato affidato il suo testamento e le sue ultime volontà. Quei 150 mila euro sono i risparmi di una vita votata all’insegnamento e per un’associazione come l’AIL rappresentano un aiuto fondamentale, determinante. E determinata è proprio Michela, che non molla. Ci sono di mezzo studi legali, istituti bancari, ma quel che conta davvero è la volontà di una persona, la scelta di un uomo che prima di morire ha voluto lasciare un segno, un modo di dire grazie a chi gli è stato tanto vicino. È passato più di un anno da quella telefonata, con il tempo le cose sono andate a posto e i parenti hanno rinunciato alla quota che avevano prelevato permettendo che arrivasse interamente all’AIL. Oggi a ringraziare è il personale dell’AIL e delle strutture ospedaliere e di assistenza, i ricercatori ma soprattutto i pazienti ematologici. E ringraziamo ancora Michela per la sua ostinazione. Capita ancora che il telefono squilli e dall’altra parte ci sia la sua voce; è ancora un po’ tremante per il pianto ma, a differenza della prima volta, è finalmente serena e felice di aver realizzato l’ultimo desiderio del suo compagno. Grazie di cuore Stefano.

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