Il Lascito Solidale è un atto di generosità sempre più utilizzato in Italia

La pratica del testamento solidale si sta facendo sempre più strada nel nostro Paese. Stando ai numeri, infatti, tra gli oltre 32 milioni di Italiani che hanno sostenuto negli ultimi anni una causa benefica, aumentano coloro i quali hanno scelto di donare attraverso le ultime volontà. Dall’ultima indagine GFK Italia del 2018 per il Comitato Testamento Solidale, è emerso che sono circa 1,3 milioni di persone, pari al 5% della popolazione over 50 (25,5 milioni circa), gli italiani con oltre 50 anni di età che hanno già fatto, o sono orientati a fare, un lascito solidale. E se a questi si aggiunge un ulteriore 8% che prenderà probabilmente in considerazione l’idea di sostenere una organizzazione non profit attraverso un lascito testamentario, la platea di Italiani ultracinquantenni propensi al testamento solidale supera i 3,3 milioni di persone, mezzo milione (il 15%) in più rispetto al 2016.

Ma come mai siamo generosi? Perché ci immedesimiamo nell’altro o perché stiamo ricambiando un favore? E, in particolare, cosa spinge le persone a inserire un lascito solidale nelle ultime volontà? Perché se possiamo mascherare le nostre reali intenzioni con i gesti, non è lo stesso per l’attività cerebrale. E una risposta concreta per spiegare come nell’ultimo quinquennio la pratica del testamento solidale abbia preso sempre più piede anche nel nostro Paese, arriva dalla scienza: secondo una ricerca svolta dal Dott. James Russell della Texas Tech University, durante l’atto decisionale di effettuare un lascito testamentario in beneficenza, sono due le regioni del cervello in cui si riscontra una maggiore attivazione, il precuneo ed il giro linguale. Due regioni cerebrali la cui attivazione, secondo quanto dimostrato anche da studi precedenti, è legata a funzioni specifiche: essere in grado di prendere una prospettiva esterna di sé stessi (ricordando, per esempio, la recente morte di una persona cara) e riuscire a provare empatia per gli altri (richiamando alla memoria ricordi vividi della propria vita). Il valore attribuito ad un lascito solidale è, dunque, la somma di due elementi: il donatore accoglie la prospettiva di qualcun altro e prova empatia per la sua condizione. Se uno di questi due elementi dovesse mancare, le persone non sarebbero propense a compiere gesti caritatevoli con un lascito solidale.

Empatia e immedesimazione completa però non bastano per creare cultura. E proprio per questo e per  rispondere a quanti ancora non sanno a chi rivolgersi, le organizzazioni del Comitato Testamento Solidale, di cui fanno parte 21 Organizzazioni – ActionAid, AIL, AISM, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, Amnesty International, Amref, CBM, Cesvi, Greenpeace, Intersos, Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti, Operation Smile Italia Onlus, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Progetto Arca, Telefono Azzurro, Unicef, Università Campus Bio-Medico di Roma – hanno creato il sito www.testamentosolidale.org e l’omonima guida. Due strumenti che offrono una esaustiva panoramica sul tema del lascito, dalle tipologie di testamento (olografo, pubblico, segreto) alla quota “disponibile” di patrimonio che può essere destinata ad un lascito solidale (una qualsiasi somma di denaro, un bene mobile o immobile, la polizza vita, azioni o titoli d’investimento).

GUIDA AI LASCITI

Voglio lasciare al mondo il futuro che ho sempre sognato

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