IL LASCITO SOLIDALE È IL DONO PER ECCELLENZA, E VIAGGIA TRA I CONTINENTI

Laura Perrotta è la Direttrice Raccolta Fondi di Amnesty International Italia, una “biologa molecolare prestata alla raccolta fondi” come ama definirsi. La sua storia di vita, infatti, è divisa in due parti: una prima fase in laboratori di ricerca, tra provette e analisi; poi ha incontrato la raccolta fondi ed è iniziata la seconda parte della sua vita che prosegue da 12 anni di cui gli ultimi due in Amnesty.

Ciao Laura, quanto conta per Amnesty International la raccolta fondi in lasciti solidali?

Moltissimo e voglio che sia immediatamente chiara la quantità precisa: all’interno del bilancio 2016 la percentuale dei nostri fondi che proviene dai lasciti è pari al 25%. È il primo anno che raggiungiamo una percentuale così elevata, ma al di là del picco dello scorso anno, ci sentiamo di affermare che si tratta di un trend in crescita. La particolarità della nostra raccolta fondi è che proviene solo da individui e non accettiamo fondi corporate o ben che meno governativi o pubblici: il lascito, di conseguenza, gioca per noi un ruolo centrale.

Come mai è un trend in crescita? Quali sono gli elementi che ve lo fanno affermare con tanta certezza?

Il lascito solidale è il dono per eccellenza, quello completamente disinteressato: le persone non solo stanno diventando più generose, ma hanno anche una maggiore familiarità con il tema, ne hanno una maggiore confidenza e la paura di poter “ferire” gli eredi da parte di chi opera questa scelta sta diminuendo. Riscontriamo infatti che anche chi ha eredi sta lasciando una parte di eredità alle associazioni come la nostra.

Sappiamo che ogni lascito è una storia a sé. Ne ricordi una in particolare?

Si, abbiamo avuto un lascito lo scorso anno arrivato da parte di un donatore residente in Australia, però quando si è spento ha lasciato in eredità i suoi averi alle sezioni europee di Amnesty; la persona ha chiesto che il suo lascito fosse destinato proprio per aumentare il numero di soci di Amnesty in Europa (dove riteneva ce ne fosse più bisogno) e non verso una causa specifica. Il suo dono è stato per noi molto significativo perché ha aiutato l’organizzazione nel suo complesso a crescere, Amnesty è un movimento fatto di persone, ci basiamo sull’impegno dei singoli, dunque per difendere i diritti umani in modo efficace è importante essere in tanti.

Davvero un bel gesto: ricordi nello specifico come è stato impiegato il suo lascito per raggiungere questo obiettivo?

Li abbiamo destinati all’attività di face to face; significa di fatto portare nuovi sostenitori e soci ad Amnesty perché quando raccogliamo fondi, le persone che donano diventano in gran parte membri di Amnesty; con il suo lascito abbiamo quindi raggiunto due obiettivi: abbiamo incrementato la raccolta fondi e allargato la base associativa, la dimensione del movimento, proprio come ci ha chiesto.

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