Il futuro dei lasciti solidali: nonostante la crisi l’Italia è in cima tra i paesi donatori

Nel 2013 lo studio GFK Italia metteva in luce come le informazioni possedute dagli italiani sul tema fossero imprecise e limitate, determinando un gap di conoscenza che alimentava una resistenza psicologica e culturale alla parola “testamento” o “lascito”. Oggi, invece, si registrano due aspetti che camminano in parallelo: “Da un lato gli italiani avvertono fortemente l’esigenza di essere rassicurati sulla possibilità di ripartire serenamente i propri beni tra i familiari, scongiurando, per quanto possibile, contestazioni e liti post mortem,  dall’altro si sta diffondendo nella cultura del nostro Paese l’idea di poter lasciare dopo di sé,  attraverso lo strumento testamentario, un segno tangibile dei propri valori con un fine nobile di solidarietà  – ha spiegato Gianluca Abbate, Consigliere Nazionale del Notariato con delega al Sociale e al Terzo Settore -. La figura del notaio, in questo, è un punto di riferimento irrinunciabile per chiunque voglia approfondire la propria conoscenza sul testamento solidale e sul come procedere nel modo corretto a garanzia della puntuale attuazione delle proprie disposizioni testamentarie, comprese quelle ispirate da sentimenti di solidarietà sociale”.

I numeri positivi registrati dal testamento solidale – in termini sia di orientamento personale, sia di conoscenza da parte degli Italiani – diventano ancora più importanti se confrontati con l’andamento, invece, costantemente negativo del totale delle donazioni effettuate nel nostro Paese negli ultimi 10 anni. Secondo l’Indagine GFK Italia, la percentuale di popolazione adulta (14+ anni) che ha effettuato almeno una donazione negli ultimi 12 mesi è scesa dal 30% del 2007 al 18% di oggi.

In valori assoluti, 10 milioni di italiani hanno effettuato almeno una donazione in denaro, destinandola a organizzazioni e cause diverse: 5,8 milioni di donatori in meno rispetto al 2007. In poco più di un decennio, dunque, il perimetro dei donatori si è ristretto di oltre un terzo passando: da 1 italiano su 3 a 1 su 5. La causa principale, secondo quanto riportato da GFK Italia, va individuata nella lunga crisi economica che ha colpito l’Italia nello stesso periodo e nelle conseguenze psicologiche e comportamentali che questa ha provocato sulla popolazione, in particolare sulle sue fasce più deboli e sui giovani, confermate dal balzo in avanti (dal 47% del 2000 al 71% del 2017) della percentuale di italiani preoccupati per il futuro.

Malgrado la crisi, non va tuttavia dimenticato che l’Italia rimane uno dei Paesi più generosi d’Europa . In generale infatti, si stima in 87,5 miliardi di euro il valore di quanto i benefattori del Vecchio Continente donano in un anno. Per più di metà, rispettivamente con 25,3 e 23,8 miliardi, contribuiscono i cittadini del Regno Unito e della Germania. Ma al terzo posto vengono proprio gli italiani, con 9,1 miliardi all’anno, seguiti da francesi (8,4), olandesi (4,4) e svizzeri (4,2).

Inoltre, secondo i dati diffusi dalla Fondazione Lang, dei nostri 9,1 miliardi di donazioni versati annualmente a realtà o progetti solidali, 4,6 miliardi provengono da elargizioni di privati, 1,5 miliardi da Fondazioni, il rimanente da lasciti testamentari, erogazioni da parte di imprese e altre modalità.

GUIDA AI LASCITI

Voglio lasciare al mondo il futuro che ho sempre sognato

Tutte le informazioni utili per fare un lascito solidale