Ecco l’identikit di chi sceglie il lascito solidale

Qual è l’identikit di chi sceglie il lascito solidale? A rivelarlo è la recente indagine sul fenomeno dei lasciti solidali nel nostro Paese realizzata dal Comitato Testamento Solidale, di cui fanno parte 21 prestigiose organizzazioni no profit – ActionAid, AIL, AISM, CBM, Fondazione Don Gnocchi, Greenpeace, Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, Amnesty International, Amref, Cesvi, Intersos, Fondazione Operation Smile Italia Onlus, Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Progetto Arca, Telefono Azzurro, Unicef, Università Campus Bio-Medico di Roma, con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato.

A sottoscrivere un testamento solidale, secondo l’88,89% delle organizzazioni, sono più le donne che gli uomini. Gli italiani che decidono di donare con un lascito una parte dei propri beni a progetti benefici, secondo il 33,3% delle organizzazioni no profit di Comitato Testamento Solidale sono persone che non hanno avuto, in precedenza, alcun tipo di legame con loro ma scelgono comunque di supportarli; per il 16,67% delle istituzioni, invece, si tratta di individui che non hanno fatto mancare il loro contributo anche in altre occasioni. Il 50% delle organizzazioni, invece, identifica i possibili donatori in coloro che si identificano nella loro mission e, di conseguenza, scelgono di sostenerli attraverso questo ultimo gesto di generosità.

Informazioni che vanno a integrare ulteriormente i risultati della ricerca Doxa del 2017, la quale rivelò che a saperne di più sul tema non sono gli anziani, come verrebbe quasi automatico pensare. Non solo, oltre agli adulti tra i 45- 54 anni (il 28% ne ha sentito parlare) e tra i 65 e i 74 anni (il 26% lo conosce) – età in cui spesso ci si trova a fare i conti con la perdita dei genitori e si riflette di più sulla propria vita e sul proprio futuro – con un livello di istruzione elevata, ci sono anche i ragazzi tra i 15 e i 17 anni (66%, forse perché proprio a quell’età in genere si vivono le prime grandi perdite affettive come i nonni). Mentre i meno informati su questa forma di solidarietà – come è normale, vista l’età – sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (l’85% di loro non lo conosce affatto) che, nonostante si dichiarino curiosi di saperne di più, sono più proiettati sul “qui e ora” con un occhio di positività alla realizzazione personale e un po’ di preoccupazione se si pensa alla ricerca del lavoro.

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