Come si comporta il cervello umano quando decidiamo di effettuare un lascito solidale?

Siamo generosi perché ci immedesimiamo nell’altro o perché stiamo ricambiando un favore? E, in particolare, cosa spinge le persone a inserire un lascito solidale nelle ultime volontà?

Secondo una ricerca svolta dal Dott. James Russell della Texas Tech University, durante l’atto decisionale di effettuare un lascito testamentario in beneficenza, sono due le regioni del cervello in cui si riscontra una maggiore attivazione: il precuneo ed il giro linguale. Due regioni cerebrali la cui attivazione, secondo quanto dimostrato anche da studi precedenti, è legata a funzioni specifiche: essere in grado di prendere una prospettiva esterna di sé stessi (ricordando, per esempio, la recente morte di una persona cara) e riuscire a provare empatia per gli altri (richiamando alla memoria ricordi vividi della propria vita). Il valore attribuito ad un lascito solidale è, dunque, la somma di due elementi: il donatore accoglie la prospettiva di qualcun altro e prova empatia per la sua condizione. Se uno di questi due elementi dovesse mancare, le persone non sarebbero propense a compiere gesti caritatevoli con un lascito solidale.

“Oggi è possibile riscontrare una maggiore informazione su questa forma di donazione e dall’ultima indagine GFK Eurisko del 2016 per Comitato Testamento Solidale è emerso che il 14% dei nostri connazionali è pronto a inserire nelle disposizioni testamentarie un lascito; il 3% ha già dato indicazioni, mentre l’11% è intenzionato a farlo – dichiara Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e Segretario Generale della Lega del Filo d’Oro – E adesso la scienza ci mostra cosa succede nella nostra mente quando decidiamo di inserire nelle ultime volontà un lascito solidale”.

Un team di ricerca coordinato dal neuroeconomista Ernst Fehr dell’Università di Zurigo ha dimostrato, inoltre, che il modo in cui le aree del cervello interagiscono rivela i motivi alla base di una scelta altruista. Chi si comporta più o meno generosamente nei confronti di un’altra persona potrebbe farlo sia per ragioni di empatia (perché si immedesima nell’altro) che per motivi di reciprocità (per ricambiare un favore). E se non sempre queste motivazioni sono immediatamente riconoscibili osservando il comportamento, l’analisi delle connessioni cerebrali permette di distinguere fra le due alternative, con possibili risvolti a livello sociale. Ma quello che non si sapeva è che una scelta altruista basata sull’empatia

È anche questo che spinge all’atto virtuoso del lascito, i cui numeri crescono sempre di più. Infatti secondo l’ultima indagine realizzata dal Comitato Testamento Solidale, di cui fanno parte 21 Organizzazioni – ActionAid, AIL, AISM, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, Amnesty International, Amref, CBM, Cesvi, Greenpeace, Intersos, Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti, Operation Smile Italia Onlus, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Progetto Arca, Telefono Azzurro, Unicef, Università Campus Bio-Medico di Roma – con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato, dal 2012 ad oggi ad aumentare non sono solo le persone propense a compiere questo gesto di generosità, ma anche il valore economico dei lasciti solidali, registrando un incremento del 10%.

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